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23 Febbraio 2026
Dolore pelvico cronico: perché così tanti trattamenti non funzionano
15 Marzo 2026Questo articolo è il punto di partenza di Pelvisability Podcast, puoi ascoltare il primo episodio qui sotto oppure continuare a leggere.
Hai aspettato anni per una diagnosi chiara. Hai fatto riabilitazione, osteopatia, ginecologia, qualche volta anche psicologia. Sei migliorata un po’, poi sei ricaduta.
O non sei migliorata affatto; ogni volta che chiedi “ma perché?”
La risposta che ricevi suona vaga, generica, o peggio: ti lascia con l’impressione che il problema sia nella tua testa.
Non è nella tua testa, ma c’è qualcosa che molto probabilmente non ti è stato spiegato e che cambia completamente il modo di affrontare la situazione.
Quando ho iniziato a sistematizzare il mio metodo clinico, dopo più di venticinque anni di lavoro con pazienti affette da dolore pelvico cronico, la prima cosa che ho dovuto fare è stata scomoda: ammettere che “dolore pelvico cronico” non è una diagnosi.
È un’etichetta ombrello. Un contenitore in cui finiscono situazioni clinicamente molto diverse, che richiedono approcci radicalmente diversi.
Trattarle tutte allo stesso modo, con lo stesso protocollo, la stessa sequenza di esercizi, la stessa logica, è il motivo principale per cui tante persone non migliorano,
o migliorano temporaneamente e poi ricadono.
Quello che ho capito sistematizzando il Metodo PelvisAbility è che sotto quell’etichetta esistono almeno tre meccanismi dominanti distinti, e che identificare quale meccanismo è prevalente in una specifica persona è il vero punto di partenza di qualsiasi trattamento efficace.
Il primo meccanismo: il muscolo che non riesce a lasciare andare
In molte persone con dolore pelvico cronico il problema principale è un pavimento pelvico in stato di ipertono, muscoli che hanno imparato a contrarsi come risposta difensiva e non riescono più a rilassarsi in modo completo.
Il dolore in questi casi è spesso descritto come pressione, bruciore, pesantezza, o come qualcosa che “stringe” dall’interno.
Può peggiorare con la posizione seduta prolungata, con l’attività sessuale, con lo stress. In questa situazione, esercizi di rinforzo, che sono spesso il primo strumento proposto, possono aggravare il quadro invece di migliorarlo. Eppure vengono prescritti di routine, perché l’ipotono è più facile da immaginare come “problema del pavimento pelvico” rispetto all’ipertono.
Il secondo meccanismo: il muscolo che ha perso tono e supporto
All’opposto, ci sono situazioni in cui il pavimento pelvico ha perso tono, capacità di contrazione efficace, e funzione di supporto. Un meccanismo meno frequente e meno studiato…ma esiste
Il dolore qui ha caratteristiche diverse: può essere associato a senso di peso, prolasso, perdita di urina, o sensazione di instabilità.
L’approccio in questo caso è effettivamente orientato al rinforzo e al riapprendimento motorio, ma deve essere strutturato con logica progressiva, non casuale.
Il terzo meccanismo: il sistema nervoso che ha imparato a soffrire
Questo è il meccanismo più complesso, più sottovalutato, e più frequentemente mal gestito. Si chiama sensibilizzazione centrale.
Il sistema nervoso ha subito una riorganizzazione tale per cui il dolore non riflette più fedelmente un danno tissutale presente, ma è diventato in parte autonomo.
Il cervello e il midollo spinale hanno abbassato la soglia di allerta al punto che stimoli normali vengono percepiti come dolore, e il dolore persiste anche quando la causa originale è stata risolta o è irrilevante.
In questi casi, qualsiasi trattamento puramente locale (massaggio, manipolazione, esercizio, inflitrazioni) ha un effetto limitato se non viene accompagnato da un lavoro sul sistema nervoso: educazione al dolore, modulazione dello stress, intervento sul sonno, sulla catastrofizzazione, sulla risposta autonomica.
Perché questa distinzione cambia tutto
Non si tratta di mettere etichette nuove su vecchi problemi. Si tratta di capire che stai combattendo una battaglia diversa da quella che pensi.
Se il tuo sistema nervoso è in stato di sensibilizzazione centrale e ti concentri solo su esercizi locali, stai cercando di spegnere un incendio annaffiando solo un angolo della stanza. Se hai ipertono e stai facendo esercizi seguendo un video tutorial, da sei mesi, stai aggiungendo tensione a un sistema già troppo teso.
Sistematizzare il mio metodo in tre percorsi, che chiamo Percorso A, B e C, non è stato un esercizio accademico.
È stato il risultato di osservare per anni cosa funzionava e cosa no, e chiedermi perché.
La risposta è sempre stata la stessa: funziona quando il trattamento corrisponde al meccanismo dominante di quella persona specifica. Non funziona quando applico un protocollo standard a una condizione che standard non è.
Se sei qui perché non migliori, o perché migliori e poi ricadi, la domanda che vale la pena farti non è “sto facendo abbastanza?”, ma “sto lavorando sul meccanismo giusto?”
Questo è il punto di partenza del Metodo PelvisAbility. E da qui parte il podcast
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Episodio successivo: Il dolore cronico non è un difetto. E’ una strategia
Lo puoi ascoltare su Spotify – Pelvisability Podcast, Episodio 2

