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1 Luglio 2025Endometriosi e pavimento pelvico: cosa succede al corpo stadio dopo stadio
7 Agosto 2025C’è un piccolo ormai fastidioso dettaglio che continua a generare imbarazzo, battute da spogliatoio, rimozioni compulsive… o al contrario fiere rivendicazioni estetico-politiche.
No, non sto parlando dell’orgasmo femminile. Sto parlando del pelo.
Ebbene sì. Quella povera struttura cheratinica, innocente prodotto dell’evoluzione, oggi si trova al centro di un crocevia fatto di estetica, ormoni, patriarcato e algoritmi di Instagram.
Perché il pelo non è solo un residuo evolutivo.
È un messaggio. È un confine. È una domanda.
Cosa ci dice davvero un pelo… prima che venga rimosso
Il pelo umano nasce da un follicolo pilifero, nutrito da vasi sanguigni e innervato. Ogni pelo ha un suo muscolo erettore (quello che ci fa venire la pelle d’oca) e risponde agli stimoli ormonali, soprattutto quelli sessuali: testosterone, estrogeni, DHEA.
In pratica:
dove c’è pelo, ci sono ormoni. Dove ci sono ormoni, c’è sessualità.
Il pelo pubico, in particolare, compare con la pubertà e diventa uno dei segni secondari della maturazione sessuale. È un segnale, un invito, una dichiarazione biologica:
“Ehi, sono sessualmente adulto”.
Eh sì, si vede.
Avete presente i baffetti? I peli sotto le ascelle? Quel ricciolino solitario sul pube che fa il suo debutto adolescenziale? Ecco.
Il profumo del desiderio
C’è una dimensione invisibile, ma potentissima, in tutta questa storia. E riguarda l’olfatto.
Il pelo, soprattutto nelle zone genitali e ascellari, trattiene e diffonde segnali chimici: i feromoni.
I feromoni sono molecole odorose che parlano senza parole. Non hanno profumo come un deodorante, ma attivano risposte inconscie, stimolano il sistema limbico, influenzano l’attrazione, la memoria emotiva, il desiderio.
Il pelo è il loro alleato naturale.
Funziona come una rete di diffusione, cattura i segnali della pelle e li libera lentamente.
Un corpo completamente glabro può risultare visivamente “pulito”, ma olfattivamente muto.
E qui entra in gioco un tema tanto intimo quanto trascurato:
la perdita dell’odore personale come perdita di identità sensoriale.
Nel tentativo di essere “presentabili”, “neutri”, “approvati”, rischiamo di diventare troppo simili, troppo lisci, troppo inodori per essere ricordati.
Chi guarda davvero quando ci depiliamo?
La moda, si sa, non lascia nulla al caso. E il corpo non è mai neutro.
Negli anni ’20 il pelo sotto le ascelle inizia a sparire con l’arrivo degli abiti smanicati.
Negli anni ’50 la gamba liscia diventa sinonimo di decoro e rispettabilità.
Negli anni 2000, il porno mainstream detta la legge del pube glabro, geometrico, scolpito.
Ma attenzione: non è una questione di igiene. È una questione di sguardo.
Chi guarda?
Chi giudica?
Chi decide che il pelo “è antiestetico”?
Lo fa una cultura in cui il corpo femminile è spesso costruito per non disturbare, per piacere, per conformarsi.
Un corpo più liscio, più pulito, più “innocente”. Quasi prepubere.
E oggi, sempre più, anche gli uomini sono chiamati all’epilazione della virilità.
Come se togliere i peli fosse sinonimo di ordine, controllo, appetibilità social-mediatica.
Il pelo come racconto silenzioso
Antropologicamente, il pelo è uno degli strumenti attraverso cui la società scrive significati sul corpo.
In alcune culture, lasciarlo crescere è sacro (come le barbe dei Sikh).
In altre è simbolo di sporcizia, abbandono, selvatichezza da reprimere.
Oggi il pelo può diventare:
- una bandiera femminista
- un segno queer
- un gesto di protesta estetica
- oppure semplicemente un “mi scoccia depilarmi, grazie”
Ma sotto questa mappa culturale, resta il corpo. E la sua biologia.
Il pelo resta una parte sensibile, ormonale, funzionale.
Resta un confine tra interno ed esterno, tra pelle e mondo, tra genitali e visibilità.
Resta, soprattutto, parte della sessualità corporea.
Quando il corpo perde i suoi confini
La nostra percezione del corpo si basa sui confini, e il pelo è uno di questi.
È una barriera porosa, che protegge ma comunica.
Nelle zone intime, come il pube o l’ano, il pelo contribuisce a definire un’area delicata, erotica, sacra.
Quando questa barriera viene rimossa per forza o per imposizione culturale, può emergere un senso di esposizione involontaria.
Come se il corpo non avesse più una soglia, e si trovasse costantemente “senza pelle”.
Dal punto di vista somatosensoriale, inoltre, il pelo è ricco di terminazioni nervose alla base, che partecipano alla percezione tattile, specialmente in aree intime.
Non è raro che alcune persone riferiscano una diversa qualità del contatto o della sensibilità sessuale dopo la depilazione totale.
Non è una regola. Ma è un indizio. E gli indizi corporei meritano ascolto.
Il pavimento pelvico lo sa
Chi lavora con il pavimento pelvico, lo sa bene:
il corpo parla anche attraverso ciò che spesso rimuoviamo.
Il pelo nella zona pubica è un alleato discreto: protegge, delimita, segnala.
È parte della nostra percezione erotica e dell’identità sessuata.
Quante volte abbiamo sentito in studio la frase ” Mi scusi ma non ho fatto in tempo a depilarmi”
Quando il pelo viene vissuto con vergogna, quando “deve sparire”,
è come se un pezzo della nostra carne sessuale venisse spogliato della sua dignità.
Quando invece diventa scelta consapevole, tolgo perché voglio, tengo perché mi piace, allora il pelo torna ad essere potere, non imposizione.
E gli uomini?
Eh sì, anche qui qualcosa si muove.
Sempre più uomini si depilano. Torace, ascelle, pube.
Alcuni per igiene, altri per sport, molti per estetica. Tanti perché “si fa così”.
Ma forse, non è solo moda:
è insicurezza corporea,
è desiderio di controllo,
è ansia da confronto visivo.
Verrebbe da dire che il corpo maschile non è più quello di un tempo.
Ma spesso non sa ancora chi è oggi.
E il pelo, che una volta era segno di virilità, oggi rischia di essere bollato come inestetismo da correggere.
Anche qui:
il problema non è togliere.
È non sapere più perché lo si fa.
Il pelo non è né brutto né inutile
Il pelo non è un residuo inutile. Non è un errore. Non è nemmeno una moda passeggera.
È una parte del nostro corpo che ha ancora qualcosa da dire.
Parla di ormoni, di desiderio, di libertà, di protezione, di sensualità invisibile.
E come ogni parte del corpo,
merita rispetto, consapevolezza e scelta.
Che tu lo lasci crescere, lo accorci, lo disegni a forma di cuore, lo colori o lo elimini del tutto…
…il punto non è come lo porti.
Il punto è:
se lo hai scelto tu.
Ma ricorda è una regola che vale soltanto per te e non imposta ad altri.

