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Marzo è il mese della consapevolezza sull’endometriosi, una malattia che colpisce molte donne e che troppo spesso viene diagnosticata con anni di ritardo.
Il dolore pelvico cronico è il sintomo più noto, ma chi ne soffre sa bene che non si limita solo alla pelvi.
Molte pazienti con endometriosi sperimentano dolore ai rapporti, tensione lombare, fastidi agli arti inferiori, rigidità diaframmatica, problemi intestinali e persino mal di testa o vertigini.
Perché accade tutto questo?
La risposta è che l’endometriosi non colpisce solo gli organi riproduttivi, ma coinvolge il sistema nervoso, il pavimento pelvico, il sistema fasciale, creando un circolo vizioso di dolore e rigidità con conseguente alterazione della postura
Perché il dolore si diffonde oltre la pelvi?
L’endometriosi è caratterizzata dalla presenza di tessuto endometriale al di fuori dell’utero, con un processo infiammatorio cronico che genera aderenze, irritazione dei nervi e alterazioni biomeccaniche.
Il dolore che ne deriva può avere due principali vie di diffusione:
1️⃣ Via neurologica: sensibilizzazione centrale e coinvolgimento del sistema nervoso autonomo.
2️⃣ Via biomeccanica: modificazioni posturali e restrizioni fasciali che alterano il movimento e la percezione del corpo.
1️⃣ La via neurologica: quando il dolore diventa un messaggio amplificato
Le donne con endometriosi non hanno solo dolore: il loro corpo impara a percepire il dolore in modo alterato e amplificato.
Sensibilizzazione centrale
- Il dolore cronico cambia il modo in cui il midollo spinale elabora le informazioni.
- Stimoli normalmente innocui diventano dolorosi.
- Il dolore diventa sproporzionato rispetto alla causa reale.
Sistema nervoso autonomo in allerta
- Il corpo resta in uno stato di tensione costante, come se fosse sempre sotto minaccia.
- Il sistema simpatico (lotta-fuga) è iperattivato, mentre il parasimpatico (rilassamento) fatica a funzionare.
- Questo causa tensione muscolare, respiro corto e peggioramento del dolore.
Effetti sulla paziente
✅ Dolore che si diffonde oltre la pelvi (zona lombare, addome, anche, arti inferiori).
✅ Fatica, difficoltà a riposare e ipersensibilità al tatto.
✅ Dolore ai rapporti, soprattutto in profondità.
2️⃣ La via biomeccanica: come il corpo si adatta al dolore
Il dolore cronico porta il corpo a modificare la postura e il movimento. Il bacino e la colonna vertebrale sonofortemente influenzati dalle tensioni viscerali e muscolari, creando rigidità e compensi.
Modifiche posturali più frequenti
- Rigidità diaframmatica → Il respiro diventa superficiale e corto, aumentando la pressione intra-addominale.
- Bacino in tilt anteriore → L’infiammazione pelvica porta il bacino a inclinarsi in avanti, aumentando l’iperlordosi lombare.
- Sacro in torsione → Le tensioni fasciali creano una restrizione nella mobilità sacrale, che può riflettersi anche sul coccige.
- Ipertono del pavimento pelvico → I muscoli perineali reagiscono al dolore con una contrazione costante.
Muscoli coinvolti nella restrizione biomeccanica
- Ileo-psoas e adduttori → Tendono a essere ipertonici e a limitare il movimento del bacino.
- Muscoli dell’anca → Spesso contratti, generano tensione e dolore irradiato lungo la gamba.
- Quadrato dei lombi e paravertebrali lombari → Possono diventare rigidi nel tentativo di stabilizzare il bacino.
Effetti sulla paziente
✅ Dolore lombare persistente, anche dopo trattamenti localizzati.
✅ Difficoltà a stare seduta a lungo per tensione agli adduttori e al sacro.
✅ Sensazione di blocco o “peso” nella pelvi.
Il ruolo delle fasce e delle aderenze
Nell’endometriosi, le aderenze viscerali e le tensioni fasciali limitano la mobilità degli organi e alterano la dinamica posturale.
Dove si creano maggiormente le restrizioni fasciali?
- Tra utero, vescica e intestino → Può causare dolore pelvico, problemi urinari o digestivi.
- Nel diaframma → La sua rigidità altera la respirazione e la pressione addominale.
- Tra sacro e utero → Può influenzare la mobilità del bacino e la tensione del pavimento pelvico.
Effetti sulla paziente
✅ Dolore pelvico cronico che non risponde ai trattamenti classici.
✅ Sensazione di “tiraggio” nella zona addominale.
✅ Difficoltà nella funzione intestinale e vescicale.
Dare Tempo al Corpo: L’Importanza di un Approccio Graduale e Mirato
Un sistema in allerta fatica a integrare troppi stimoli contemporaneamente. Spesso, nella volontà di offrire il massimo, si combinano più trattamenti nella stessa seduta, rischiando però di sovraccaricare un equilibrio già in difficoltà.
Il cambiamento non avviene per accumulo, ma per integrazione. Ogni nuovo input deve essere riconosciuto, assimilato e reso sicuro dal sistema nervoso affinché possa tradursi in un miglioramento reale e duraturo.
Senza il giusto tempo di adattamento, il rischio è che il corpo torni ai suoi schemi di difesa abituali.
Per questo, nei trattamenti mirati all’endometriosi e delle sue disfunzioni correlate, serve un metodo che rispetti i tempi biologici, costruendo passo dopo passo un cambiamento stabile.
Non si tratta solo di trattare, ma di accompagnare il corpo in un processo di trasformazione consapevole e sostenibile.

