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22 Maggio 2025Le mestruazioni sono sempre esistite, eppure per secoli sono state tenute nell’ombra. C’è qualcosa di profondamente simbolico e culturale nel modo in cui la società ha trattato il sangue mestruale. Tra superstizioni, esclusioni, silenzi e colpevolizzazioni, questo fenomeno naturale ha attraversato i secoli lasciando tracce indelebili nella storia delle donne.
Oggi qualcosa sta cambiando. Ma per capire dove stiamo andando, è importante ricordare da dove veniamo.
1. Preistoria e antichità: tra mistero e potere
Nelle culture preistoriche, le mestruazioni erano vissute come un evento potente, legato al ciclo della luna, alla fertilità, al sacro. Alcune comunità praticavano l’isolamento rituale nelle cosiddette “tende rosse”, che potevano rappresentare sia uno spazio di protezione che di esclusione.
In Egitto, le donne usavano tamponi rudimentali fatti con fibre vegetali e papiri arrotolati. Nella Grecia antica, il sangue mestruale era ritenuto capace di guarire ma anche di nuocere: Plinio il Vecchio scriveva che poteva far appassire i fiori o uccidere gli insetti.
Già da allora si delineava un doppio binario: la donna mestruata come sacra e pericolosa allo stesso tempo.
2. Medioevo: impurità, silenzio e controllo
Con l’affermarsi delle religioni monoteiste, il corpo femminile divenne un campo di battaglia simbolico. Le mestruazioni venivano associate all’impurità rituale e al peccato originale.
Le donne erano escluse dalla vita religiosa nei giorni del ciclo, non potevano accedere agli altari o toccare oggetti sacri. Si usavano panni lavabili, ma molte donne, specie quelle più povere, lasciavano colare liberamente il sangue. Era un tempo in cui il silenzio e la vergogna facevano parte del paesaggio mestruale.
E non pensiamo che tutto questo sia davvero passato…
3. Il retaggio che persiste (purtroppo più dei bigodini)
In alcune zone del mondo – e persino in Italia fino a ieri, o forse stamattina – le donne mestruate non potevano partecipare a cerimonie religiose. C’è chi racconta di essere stata lasciata fuori dalla chiesa durante il battesimo del proprio figlio. Non nel Medioevo: negli anni ’90.
E ancora oggi, in certe case, una donna col ciclo non dovrebbe:
- fare il pane (perché non lievita),
- toccare le piante,
- fare conserve o marmellate (che vanno a male).
Tutto questo non è folklore, è superstizione travestita da tradizione, e a volte viene tramandata più fedelmente del libretto delle istruzioni della lavatrice.
Sono idee che affondano nella storia e che ancora oggi si sussurrano come se fossero verità antiche da rispettare. Ma forse è tempo di passare dal sussurro alla voce.
4. Otto e Novecento: tra isteria e mutande mestruali
L’Ottocento ha visto l’invenzione delle prime “mutande mestruali” con panni rimovibili. Ma è anche l’epoca della medicalizzazione del corpo femminile: il ciclo veniva associato a isteria, instabilità emotiva, incapacità di razionalità.
Del resto, se avevi le mestruazioni e un’opinione, eri clinicamente sospetta.
Nel Novecento, con la Prima guerra mondiale, e grazie all’intraprendenza di un’infermiera, nasce il primo assorbente usa e getta (Kotex), derivato da garze mediche. Negli anni ’30 arriva il primo tampone con applicatore (Tampax), anche se il suo utilizzo si diffonderà molto lentamente.
E mentre le donne cercavano modi discreti per gestire il sangue, la pubblicità usava liquidi blu per proteggere la sensibilità nazionale. Perché mostrare sangue vero – anche se è quello che ogni donna conosce – sarebbe stato troppo… realistico.
5. Il cambiamento: la rivoluzione mestruale è iniziata
Negli ultimi decenni, qualcosa si è liberato. Le nuove generazioni di ragazze e donne non vogliono più nascondersi.
Ecco cosa è cambiato (e sta cambiando):
– Si chiama col suo nome
Sempre più persone parlano apertamente di mestruazioni, senza vergogna né eufemismi. Si rompe il silenzio, si normalizza un linguaggio reale.
E meno male: perché “le mie cose”, “il marchese”, “sono indisposta” sono soprannomi che vanno bene per una vecchia serie. tv anni 70/80, non per un evento fisiologico che riguarda metà dell’umanità.
– Si moltiplicano le scelte
Alle classiche opzioni si sono aggiunti la coppetta mestruale, le mutande assorbenti, gli assorbenti lavabili, persino le spugne naturali. Scegliere come mestruare è una forma di autonomia.
– Si parla di educazione mestruale
Sempre più scuole, libri, progetti educativi e divulgatori affrontano il tema in modo rispettoso, pratico, empatico. Le mestruazioni non sono più un tema da sussurrare tra amiche, ma qualcosa di cui si può parlare in pubblico, con autorevolezza e umanità.
– Si riconosce il dolore
Endometriosi, dismenorrea, vulvodinia non sono più condizioni invisibili. Inizia (anche se lentamente) un percorso di diagnosi, ascolto e trattamento serio.
– Si riconosce la ciclicità
Il ciclo non è solo un evento mensile: è un ritmo. Sempre più donne imparano a riconoscere le fasi mestruali come parte della propria energia, creatività, desiderio.
6. Verso una nuova cultura mestruale
La cultura mestruale di oggi non è più solo “non dire niente e sopporta”. È:
- diritto all’assorbente gratuito, in alcuni paesi già realtà;
- accesso all’informazione, contro fake news e paure;
- riscoperta del corpo, come spazio di ascolto e dignità;
- comunità, sorellanza, condivisione delle esperienze.
Stiamo vivendo un’epoca in cui la mestruazione è anche uno strumento politico, educativo e affettivo.
Non è più un “fastidio da gestire con discrezione”. È un metro per misurare quanto una società rispetta davvero i corpi. E diciamolo: se un assorbente crea ancora imbarazzo su uno scaffale del supermercato, abbiamo ancora un po’ di lavoro da fare.
7. Quando un assorbente diventa una rivoluzione
In alcune parti del mondo, un semplice assorbente può cambiare la vita di una ragazza. Può significare non saltare la scuola, non vergognarsi, non essere esclusa.
In India, ad esempio, è diventata famosa la storia vera di Arunachalam Muruganantham, un uomo che ha sfidato pregiudizi e povertà per creare assorbenti economici, sicuri e accessibili per le donne dei villaggi rurali. La sua storia è diventata un film: Pad Man, oggi simbolo della lotta contro la period poverty.
Ma non è l’unico esempio. In Uganda, Nepal, Kenya, tante realtà guidate da donne stanno creando progetti per fornire assorbenti riutilizzabili e formazione sanitaria nelle scuole. In molte di queste comunità, mestruare significava perdere un quarto dell’anno scolastico.
In alcuni paesi europei, come la Scozia, è già legge: gli assorbenti devono essere gratuiti per tutte. In Spagna è stato introdotto il congedo mestruale. In Italia, ne stiamo ancora parlando….
Questi piccoli gesti, che sembrano semplici, sono in realtà politiche di dignità e libertà.
E adesso?
Abbiamo attraversato secoli di tabù, ignoranza e vergogna.
Abbiamo esplorato rivoluzioni silenziose e parole ritrovate.
Ma cosa succede ora? Dove ci sta portando questa nuova cultura mestruale?
Io ho deciso di contribuire a modo mio.
Con un progetto che nasce dall’incontro con le donne, dalla mia esperienza clinica, dalla mia passione per l’educazione e dalla mia voce illustrata.
🎯 Sto creando un libro illustrato dedicato alle ragazze che mestruano per la prima volta.
Un libro che parla chiaro, che usa parole vere, immagini ironiche e delicate.
Un libro che vuole essere alleato, complice, guida e specchio.
📚 E oggi, per la prima volta, ne condivido un pezzetto con voi.
Perché sì, anche un assorbente può diventare un materassino.
E anche il ciclo può diventare un posto comodo, dove finalmente ci si può rilassare.
Nel libro? Ce ne saranno tante altre. Ma questa è la prima che vi lascio sbirciare. Un piccolo assaggio visivo di un progetto che vuole parlare di mestruazioni senza vergogna, e con un pizzico di poesia.

