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"Non basta aprire un angolo: bisogna saper orientare una forza”
Quando si parla della posizione accovacciata per evacuare (la cosiddetta posizione “alla turca”) il riferimento più comune è sempre lo stesso: si apre la fionda pubo-rettale e tutto diventa più facile.
È una spiegazione semplice e diffusa, ma a mio parere è anche una lettura parziale. Mi sono spesso chiesta: è davvero solo una questione di “fionda che si allenta”? O c’è qualcosa di più profondo, più intelligente, più sinergico che avviene in quella posizione?
Allora ci provo a condividere una visione più completa: non solo cosa succede alla fionda pubo-rettale, ma perché quella posizione funziona, cosa accade alla parete addominale, e quale ruolo ha il contenimento osseo (sia anteriore che posteriore) nella protezione delle strutture perineali.
A mio parere una riflessione utile (per alcuni solo una conferma) per chi lavora in ambito proctologico, riabilitativo e osteopatico, ma anche per chi, da paziente, vuole comprendere meglio le strategie naturali del proprio corpo.
1. Cosa dice la letteratura sulla posizione accovacciata
Numerosi studi hanno evidenziato come la posizione accovacciata migliori i parametri evacuativi: riduce lo sforzo, abbrevia i tempi e favorisce uno svuotamento rettale più completo. Questo avviene grazie a un angolo ano-rettale più aperto e a una minore necessità di aumentare la pressione intra-addominale.
Anche il rischio di prolassi sembra ridursi, proprio perché si evita l’accumulo di spinte eccessive e disorganizzate sul pavimento pelvico.
2. Il ruolo classico della fionda pubo-rettale
Le fibre del muscolo pubo-rettale formano una sorta di “ansa” che mantiene un certo angolo tra ano e retto, fondamentale per la continenza. In posizione accovacciata, la tensione di questo muscolo diminuisce e l’angolo si raddrizza, rendendo l’espulsione più fluida.
Ma limitarsi a questo aspetto non rende giustizia alla complessità del sistema corporeo coinvolto nella defecazione.
3. Oltre la fionda: una visione tridimensionale
L’apertura della fionda pubo-rettale è solo una parte di un meccanismo più ampio. In posizione accovacciata si verifica una riorganizzazione tridimensionale delle forze: il bacino si inclina, il diaframma toracico e quello pelvico si allineano meglio, e la muscolatura addominale lavora in modo più sinergico.
La spinta non è più una forza cieca diretta verso il basso, ma una pressione orientata, contenuta, trasformata. È proprio questa intelligenza pressoria che rende la defecazione fisiologica più efficace e protettiva.
4. La parete addominale: attivazione funzionale
In posizione accovacciata, la parete addominale, soprattutto il trasverso e gli obliqui interni, si attiva in modo più fisiologico. La spinta viene generata in profondità, coordinata con il diaframma e il pavimento pelvico, e non si disperde nelle parti molli, ma si dirige lungo un asse coerente.
Questa attivazione protegge le strutture perineali, limita il rischio di prolasso e permette una spinta più breve, efficiente e meno traumatica.
5. Il ruolo dell’osso pubico e del sacro
In posizione accovacciata, la spinta addominale non trova come unico punto di sfogo il basso, ma incontra due riferimenti ossei fondamentali:
- L’osso pubico, anteriormente, funge da contenimento. Il pubico diventa un punto d’appoggio che contribuisce a contenere e distribuire la forza in modo armonico. Sostiene la parete addominale e aiuta a orientare la forza in profondità, evitando un collasso anteriore.
- Il sacro, posteriormente, fornisce una sorta di piano inclinato su cui il retto può “scorrere”. In posizione accovacciata, il bolo fecale segue la curvatura sacrale, come su una pista, e l’azione addominale diretta contro questa struttura ossea consente una spinta più controllata, più assiale, e meno impattante sui tessuti molli.
Questa doppia relazione ossea rende la spinta tridirezionale, stabile, precisa.
6. Una spinta tridimensionale e fisiologica
Possiamo quindi pensare alla defecazione fisiologica come a un fenomeno pressorio intelligente, in cui:
- la spinta addominale incontra un contenimento,
- la forza viene orientata e trasformata,
- e il pavimento pelvico collabora, non subisce.
La posizione accovacciata non forza l’uscita, ma attiva un sistema coerente e sinergico tra visceri, muscoli, leve ossee e fascia.
7. Sgabellino? Sì, ma non basta
Molti pazienti usano lo sgabellino per simulare la posizione accovacciata su un normale water. È un buon compromesso, ma non sufficiente se non cambia anche la postura.
Restare seduti con la schiena dritta e le anche poco flesse, come su una sedia, non consente al bacino di inclinarsi né alla muscolatura addominale di attivarsi in modo corretto. Lo sgabellino è utile solo se integrato da una posizione attiva: busto leggermente inclinato in avanti, piedi ben appoggiati, anche flesse e zona lombare libera di muoversi.
8. Implicazioni cliniche e riabilitative
Questa visione ha implicazioni concrete:
- Nei pazienti con stipsi da dissinergia, la rieducazione alla posizione corretta e alla direzione della spinta può migliorare significativamente l’efficacia evacuativa e ridurre la fatica.
- Nei soggetti con prolassi, la gestione delle pressioni è fondamentale. Una spinta disorganizzata o troppo diretta verso i compartimenti pelvici più vulnerabili può peggiorare la condizione.
- In fase rieducativa, integrare esercizi che favoriscano la percezione tridimensionale della spinta, lavorare sulla consapevolezza fasciale e posturale e utilizzare strumenti semplici come lo sgabellino, può offrire benefici straordinari.
Quindi?
La posizione accovacciata non è solo una postura “naturale”: è una strategia evolutiva precisa, intelligente e funzionale. Non si limita ad aprire la fionda pubo-rettale: riorganizza il sistema addomino-pelvico, attiva leve ossee, dirige le pressioni e protegge le strutture più fragili.
In un mondo dove la defecazione è spesso diventata una questione frettolosa e meccanica, tornare alla fisiologia significa ritrovare rispetto per la complessità del nostro corpo. Significa accompagnare e non forzare. Significa, anche per noi professionisti, offrire alle persone strumenti semplici ma potenti, che affondano le radici nella biomeccanica… e nel buon senso.

